Intervista al D.T. CIRO ZORATTI

Abbiamo raccolto le prime considerazioni del nuovo Direttore Tecnico di Orago Ciro Zoratti in questa bella ed esauriente intervista:

La tua “vocazione” da allenatore quando nasce e chi ti ha aiutato a formarti maggiormente?

Ci sono tre persone che non posso davvero fare a meno di ricordare: la prima è Stefano Narduzzi, che capendo la mia passione per questo sport mi propose di fare il corso per allenatori e mi affidò un gruppo da seguire, diciamo che tutto è iniziato da lì; poi la Prof.ssa Maria Maddalena Savonitto, che ebbe l’intuizione di volermi nel suo staff, la fiducia di prendermi sotto la sua ala protettrice e la pazienza di insegnarmi il significato di crescere atlete di alto livello; infine Roberto Milocco che mi ha dato l’opportunità di conoscere e veder lavorare con i migliori allenatori giovanili e senior del panorama italiano.

Le esperienze che ritieni essere state le più significative per la tua formazione?

Sicuramente gli anni trascorsi al Volleybas con la Prof.ssa Savonitto sono stati determinanti: a lei devo molti insegnamenti, non solo per quel concerne il lavoro in palestra, ma anche per quanto riguarda la pianificazione di una stagione, la gestione dello staff e l’organizzazione della società.
E poi l’esperienza da Direttore Tecnico del Fiumicello, nella quale abbiamo raccolto in 4 stagioni 12 Final Four provinciali, 6 Titoli Provinciali, 5 Finali Regionali, 1 Titolo Regionale e la partecipazione ad una Finale Nazionale, il tutto in una società con ridotte disponibilità economiche e con un gruppo di ragazze non selezionate. La mia fortuna è stata trovare una dirigenza che si è fidata ciecamente di me lasciandomi carta bianca su ogni decisione.

Dopo il Titolo Regionale del Friuli con Fiumicello è arrivato il secondo Titolo Regionale consecutivo, questa volta però con il Coselli Trieste, giusto?

Sì, ma si è trattata di un’esperienza completamente differente: sono arrivato nel capoluogo giuliano avvolto da un’aurea di diffidenza generale, che si è lentamente dissolta man mano che il lavoro in palestra dava i suoi frutti, in campo e fuori. Ho avuto la fortuna di allenare un gruppo oltre che molto talentuoso, anche estremamente maturo e dedito al sacrificio. Atlete e genitori hanno saputo fidarsi di me e quello che abbiamo costruito a livello umano vale molto più di qualsiasi trofeo sportivo.

Sappiamo che sei anche il co-ideatore del sito “Coach Factor”: come è nato questo progetto e di cosa si tratta?

Coach Factor (il primo podcast italiano per allenatori creato da allenatori) nasce da un’esigenza mia e del mio socio François Salvagni: volevamo creare un luogo, anche virtuale, dove fosse possibile incontrarsi, confrontarsi e discutere con i più importanti allenatori di pallavolo; l’idea alla base è il desiderio di crescere, di arricchirsi e di migliorare.
L’iniziativa ha ottenuto un successo incredibile: in pochi mesi abbiamo raggiunto quasi 3.000 iscritti, pubblicato 50 episodi e intervistato mostri sacri del calibro di Massimo Barbolini, Angelo Lorenzetti, Giovanni Guidetti e, ovviamente, il Prof. Bosetti.

Nei mesi scorsi il tuo nome è stato associato a diverse società giovanili di alto livello, ma tra le tante offerte hai scelto Orago, cosa ha inciso nella tua scelta?

La storia, il prestigio e la fiducia da parte della Società.
La storia, perché stiamo parlando della società più scudettata d’Italia, una società che in oltre 35 anni di storia ha conquistato 115 titoli. Non serve aggiungere altro.
Il prestigio, perché Orago è la casa del Prof. Bosetti e della moglie Franca Bardelli, perché qui sono cresciute decine di campionesse, perché in qualsiasi parte d’Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, se dici “Orago” sanno di cosa tu stia parlando.
La fiducia, perché il Presidente e la dirigenza mi hanno offerto un ruolo di grande responsabilità, lasciandomi ampia libertà operativa: una dimostrazione di stima che mi ha conquistato.

Prof. Bosetti, abbiamo visto lo hai intervistato in Turchia, dove sei stato l’anno scorso e dove pensi di tornare a breve, cosa rappresenta per te il Prof? Quali tecniche hai appreso e vuoi portare avanti?

L’ammirazione per il Prof. Bosetti e per la moglie Franca Bardelli è nata negli anni in cui ho lavorato al Volleybas con Maria Savonitto, che li prendeva sempre ad esempio.
Il Prof. per me rappresenta il massimo esponente della pallavolo giovanile di sempre e non è necessario che ne descriva qui storia, successi e traguardi, perché non potrei mai rendere a pieno i suoi meriti.
Ho avuto la fortuna di vederlo lavorare sia a Orago (molti anni fa) sia al Vakifbank (l’anno scorso) e ogni volta resto letteralmente incantato: coglie al primo sguardo quello che gli altri allenatori non vedono, riesce a correggere le giocatrici con poche e semplici parole e gestisce atlete e staff come un ingranaggio perfetto. L’ordine, la disciplina e il rigore che regnano nella sua palestra sono per me un modello di lavoro al quale mi ispiro senza riserve.
Ad agosto tornerò ad Istanbul e so già che sarà una nuova esperienza intensa e formativa.

Introdursi in una società che ha uno dei palmares più ricchi d’Italia e un modello di lavoro reso famoso dai coniugi Bosetti, non è mai semplice. Per te sarà più uno stimolo per fare meglio o un peso da sostenere?

Non un peso, ma una grande responsabilità. Quando ho iniziato ad allenare avevo un sogno: poter giocare un giorno contro l’Orago di Bosetti e Bardelli. Pensare di esserne diventato il Direttore Tecnico mi inorgoglisce e mi sprona a cercare di migliorarmi sempre di più.

È la prima volta che alleni in una società lombarda? Sicuramente ti inserisci in una delle regioni dal livello tecnico tra i più alti in Italia e con tantissime società altamente competitive tra di loro? Ti senti pronto a dare “battaglia”?

Sì, per me è la prima esperienza in Lombardia ed, effettivamente, si tratta senz'altro della regione dove la concorrenza è più numerosa e accanita. È una sfida affascinante e al tempo stesso ostica, ma preferisco vederla come un’ulteriore opportunità di crescita, ecco perché non vedo l’ora che la battaglia inizi.

Ti sei già posto un obiettivo per la stagione che tra poco più di un mese inizierà?

A dire il vero mi sono posto molteplici obiettivi, su diversi piani.
Il primo è ambientale: vorrei ripristinare il modello di lavoro “bosettiano”, caratterizzato dall’insegnamento meticoloso della tecnica, dalla ricerca costante della perfezione e dallo spirito di sacrificio.
Dal punto di vista sportivo vorrei contribuire alla formazione di atlete di alto livello, come hanno fatto per anni il Prof. e la moglie per anni.
Per quanto concerne gli aspetti prettamente agonistici, l’obiettivo è di migliorare, per ogni categoria, il risultato dell’anno precedente.
Sono obiettivi ambiziosi, forse proibitivi. Ma siamo Orago, abbiamo l’obbligo morale di provarci, lavorando duramente, perché il lavoro paga, sempre. 

Hai qualcosa che vuoi dire alle ragazze che arriveranno ad Orago ed allo staff?

L’unica cosa che mi sento di dire è che le giocatrici e lo staff devono capire che vestire la maglia di Orago è un privilegio, riservato solo a pochi fortunati. Il mio desiderio è entrare in palestra e trovare atlete e collaboratori entusiasti e motivati a perseguire obiettivi comuni, non interessi e ambizioni personali. Solo creando un forte senso di appartenenza e avendo una comunione di intenti, si può costruire qualcosa di grande. Capisco che sia difficile, è normale che lo sia.

Ma possiamo farcela. Perché SIAMO ORAGO!

IL PUNTO di Roberto Allora 

2021 Bcc
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